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Gennaio  2004

Si è ufficialmente costituita la SCARL “Navigli lombardi”: un importante passo in avanti nella gestione dei Navigli.

Uno dei problemi che gravavano sulla situazione dei Navigli era la mancanza di un organismo unico che si occupasse del loro recupero. Le stesse aree di competenza erano divise tra il Demanio, il Comune di Milano e la Regione Lombardia, creando una situazione di “parcellizzazione” delle competenze.

Dal 1 gennaio 2004 è ufficialmente operativa la SCARL “Navigli lombardi”, una società consortile a responsabilità limitata che si prefigge di sovraintendere a interventi strutturali, infrastrutturali e idraulici, così come ai servizi culturali, turistici e promozionali legati all’area dei Navigli.

I diversi Enti che si sono affiliati hanno acquisito ognuno una quota: la Regione Lombardia, “capofila” del progetto, ha il 30%, mente le restanti quote sono divise pariteticamente tra il Comune di Milano, la Provincia di Milano, la Provincia di Pavia, il Comune di Pavia, il Consorzio di bonifica Est Ticino-Villoresi e le Camere di Commercio di Milano e di Pavia, che detengono il 10% ciascuno. In un secondo momento, anche i Comuni che si affacciano sui Navigli entreranno a far parte della Società acquisendo una quota minima (non superiore allo 0,2%) da quello della Regione.

La Società è il punto d’arrivo di un processo che aveva visto l’interessamento in primis della Regione Lombardia (con particolare coinvolgimento dell’ Assessore alle  Opere Pubbliche, Politiche per la Casa e Edilizia Residenziale Pubblica, Carlo Lio) in stretta collaborazione con il Comune di Milano. In precedenza, infatti, era stato costituito un gruppo di studio, sotto la supervisione del Professor Andrea Tosi del Politecnico di Milano, con il compito di analizzare la situazione del “sistema Navigli”, molto disomogenea dal punto di vista strutturale, e definire un piano – il Master Plan dei Navigli - che procedesse per interventi prioritari. I risultati delle analisi e degli studi si stanno ora raccogliendo per fissare un disegno quanto più unitario e dettagliato possibile, mentre alcuni lavori sono già partiti, come il grande cantiere della Darsena o la ristrutturazione dei tratti extraurbani.

Ora, con questa Società, viene colmato anche il “vuoto decisionale” che spesso gravava sui lavori di recupero, promozione e valorizzazione dei Navigli: un’azione positiva all’insegna di una rinnovata sensibilità verso questi canali che tanta parte hanno avuto nella storia del territorio lombardo.

 

Una lettera a Guido Vergani del Corriere della Sera da parte degli Amici dei Navigli e la sua risposta. Le riportiamo così come sono state pubblicate il 23 dicembre scorso.

Caro Vergani,

dopo tanti anni di inerzia e di degrado dei Navigli, finalmente si vedono dei cantieri sia sul Naviglio Grande che sul Naviglio Pavese, nonché sulla Darsena. E’ iniziata la rinascita dei Navigli? Forse la semina del nostro Istituto per i Navigli/Associazione Amici dei Navigli comincia a dare qualche concreto frutto? Nei nostri 18 anni di attività, tanti volontari hanno collaborato e tanti sponsor ci hanno aiutato. Non invano!

Empio Malara

Vicepresidente Istituto per i Navigli/Associazione Amici dei Navigli

 Conosco la tenacia di Empio (nome anarchico, libertario, anticlericale che la dice lunga sull’ideologia paterna) Malara da quando era un pioniere dell’ecologismo e, poco più tardi, cominciò a battersi per il primo “bateau mouche” del Naviglio. Eravamo, se non ricordo male, nel 1984. Il battello navigò tre anni sulla rotta Darsena di Milano-Castelletto d’Abbiategrasso. Poi fu tirato in secco perché, nonostante i 21 mila passeggeri del suo ultimo anno di servizio, era antieconomico e andava troppo veloce, provocando, con il moto ondoso, il deteriorarsi delle sponde già minate dal peso del traffico sulle due strade laterali. Empio non mollò. Nell’aprile del 2001, ecco un nuovo “bateau mouche”, più piccolo, non inquinante (il motore è elettrico) e, per voluta lentezza, rispettoso delle rive.La vincente tenacia sul battello mirava a tenere viva l’attenzione sul sogno di collegare Locarno, Milano e Venezia attraverso la navigabilità turistica del Ticino, del Naviglio Grande, del Naviglio Pavese, ancora del Ticino nel tratto da Pavia al Po. Quella che pareva un’utopia vede, seppure ancora lontano, il traguardo della realtà. E’ una finalità perseguita dalla Regione Lombardia, dalla Regione Piemonte, dalla Confederazione Svizzera, dal Comune di Locarno e di Pavia. L’Associazione Amici dei navigli può festeggiare la sua maggiore età con la consapevolezza di non  aver predicato al vento. Al di là di questo progetto (la definiscono idrovia) che matura, c’è dell’altro. Per il recupero dei Navigli, è stata costituita una società consortile a responsabilità limitata, grazie a un accordo tra Regione Lombardia, Comune di Milano ed altri enti, che permetterà di coordinare i lavori di ripristino anche sulla base del Master Plan dei Navigli. Promosso dall’Assessore Regionale alle Opere Pubbliche, Carlo Lio, e guidato da Andrea Tosi del Politecnico di Milano, il piano sta portando avanti l’analisi delle iniziative prioritarie da predisporre e l’individuazione dei punti critici su cui operare con più urgenza. E’ avviata – la Soprintendenza per i Beni Architettonici e  per il paesaggio di Milano ne è parte attiva – un’azione di restauro delle sponde, della Darsena e di alcuni tratti fuori città.

29/01/2004