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Novembre  2003

Una nuova pubblicazione sui Navigli: esce il Decretum super flumine Abduae reddendo navigabili-La storia del primo naviglio di Paderno d'Adda (1516 - 1520).

Curato da Gianni Beltrame e Paolo Margaroli, questo “rapporto” pubblicato nel 1520 dal nobile milanese Carlo Pagnani (incaricato dal re di Francia Francesco I di guidare una Commissione tecnica che curasse la realizzazione di un nuovo Naviglio), narra le vicende che portarono alla edificazione di quello che sarebbe poi diventato il Naviglio di Paderno d’Adda. Opera storica di grande interesse, il testo offre un vivace spaccato della Lombardia del tempo, dilaniata dalla crisi economica e dall’incertezza politica, frazionata dagli interessi locali per la detenzione di rotte commerciali privilegiate, eppure sede operativa di un’importante tradizione idraulica e dimora di uno delle più folgoranti personalità della Storia, Leonardo da Vinci (mai direttamente nominato ma sempre presente sullo sfondo). Il paesaggio lombardo, oggi completamente trasformato e “addomesticato” dall’opera dell’uomo (di cui i Navigli sono un esempio lampante), rivive nella narrazione del Pagnani come un territorio oscuro e inesplorato, percorso, secondo le possibilità dell’epoca, a piedi o a cavallo; in parallelo, si distingue lo sforzo dei tecnici dell’epoca per realizzare vie d’acqua che potessero rendere sempre più veloci (e sicuri) gli spostamenti di uomini e merci, aprendo nuovi collegamenti tra le città che si andavano via via sviluppando.

Da segnalare, infine, anche le vicende legate alla pubblicazione del testo, che fu stampato in due versioni dal medesimo tipografo,  Agostino da Vimercate: l’edizione critica si propone di ordinare i frammenti di questo “mistero” editoriale dei primi del ‘500.

Il libro, presentato il 1 dicembre al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano in concomitanza con l’Assemblea Annuale dell’Istituto per i Navigli/Associazione Amici dei Navigli, è corredato da edizione critica con testo a fronte, apparato di commento, note e illustrazioni; edito da Pecorini,  e sarà disponibile presso la Libreria Pecorini (Foro Buonaparte, 48) e nelle migliori librerie di Milano e della Lombardia. 

 

Conca delle Gabelle: la Fondazione Banca del Monte di Lombardia ha approvato un contributo per la redazione del progetto preliminare, che sarà redatto dall’Istituto per i Navigli/Associazione Amici dei Navigli.

La Conca delle Gabelle è la più antica conca di navigazione del sistema dei Navigli milanesi e pavesi esistente a Milano, se si considera che la prima conca di navigazione, denominata di Viarenna, realizzata inizialmente nel 1439, è stata poi ricostruita, nella posizione attuale di Via Conca del Navigli , nella seconda metà del Cinquecento.

L’Istituto per i Navigli/Associazione Amici dei Navigli porta avanti la proposta di realizzarne il restauro, come reperto storico legato alla vita della città e come esempio dell’opera di Leonardo da Vinci. Costruita alla fine del Quattrocento, quando Leonardo era al servizio di Ludovico il Moro, la Conca, detta anche Conca dell’Incoronata perché non lontana dal convento degli Agostiniani, presenta portoni in legno ad angolo di forma identica ai disegni di Leonardo da Vinci e con i perfezionamenti da lui introdotti nei disegni del Codice Atlantico (f.2402c / f.148v.a. / f.151v.b. / f.341v.b.). Inoltre la Conca delle Gabelle ha conservato anche i gradoni, anch’essi di matrice leonardesca, destinati ad attutire la caduta dell’acqua come suggeriva il genio di Vinci nelle note che accompagnano i disegni citati. Non è da escludere, secondo alcuni storici, che lo stesso Leonardo abbia contribuito alla realizzazione di quest’opera idraulica, costruita sul Naviglio Martesana, canale d’unione tra l’Adda e il fossato di Milano, via d’acqua che connetteva la città e i laghi Maggiore e di Como. Questo tratto del Naviglio Martesana, scampato alla copertura dei Navigli di Milano, presenta una pavimentazione in blocchi squadrati di ceppo d’Adda, così come il ponte a schiena d’asino che sovrappassa la Conca, ponte che si presume sia stato costruito subito dopo il taglio del canale, ai primi del Cinquecento.

La proposta dell’Istituto per i Navigli/Associazione Amici dei Navigli è di recuperare i portoni e la Conca, sia nelle sue strutture che nei suoi componenti, mediante la reintroduzione dell’acqua di falda nel canale, e la valorizzazione delle sponde, del ponte in pietra, dell’edicola in mattoni e del ponte di Porta Nuova, nonché delle aree adiacenti che dovranno essere ridisegnate e riqualificate.

L’intervento di recupero, una volta completato, restituirebbe all’area, compresa tra Corso di Porta Nuova e Via Castelfidardo, l’antica attrattiva. Non solo: sono allo studio la possibilità di contribuire alla conservazione del livello della falda entro i limiti di sicurezza, di restituire l’acqua al Redefossi e  di utilizzarla per il riscaldamento, mediante pompe di calore, della scuola ivi situata e di altri edifici limitrofi. Per le valutazioni riguardanti tali progetti collaterali, sono stati contattati l’Ingegner Maurizio Brown e l’Ingegner Riccardo Airoldi del Comune di Milano, e l’Ingegner Paolo di Giorgio di AEM Spa.

La Fondazione Banca del Monte di Lombardia contribuisce alla stesura del progetto preliminare per la valorizzazione della Conca delle Gabelle: un grazie da parte dell’Istituto per i Navigli/Associazione Amici dei Navigli, con la viva speranza che il progetto possa concretizzarsi nel più breve tempo possibile.

27/11/2003